Come difenderci dai terremoti

La soluzione definitiva del problema
dei terremoti consisterebbe
nell'impedire il loro verificarsi; ma ciò è per ora (e
sicuramente per sempre) un obiettivo irraggiungibile poiché le
forze in gioco sono immense. Quale potrebbe
essere la soluzione più realistica? La
tendenza attuale, anche in Italia, per affrontare questo problema
verte su due fronti: la previsione e la prevenzione. L'interesse della
popolazione, dovuto anche al grande rilievo che i mezzi di
informazione (radio/tv, stampa, ecc.) danno rispetto a notizie di
"previsione dei terremoti", è enorme ed accompagnato
da comprensibili aspettative.
Un forte terremoto nelle Isole Ionie
L'allarme dato con 36 ore di anticipo
Apparecchiature che prevedono le scosse con un
minimo di 7 ore
ed un massimo di 36, installate in tutta la Grecia
.. diagnosi del sisma tramite un'apparecchiatura di tre
studiosi greci che si chiama VAN
ed e' stata presentata
all'Universita' di Uppsala
dal giornale "La Stampa", 19.3.1983
|
I meno giovani si ricorderanno della
polemica che
era giunta anche sugli schermi televisivi italiani
quando giro' la "bufala" (e come si puo' definire altrimenti..)
che tre scienziati greci erano in grado di prevedere i
terremoti (purtroppo grandi sismologi come l'immenso Tazieff
contribuirono ad illudere le persone dando credito al metodo VAN).
A livello scientifico la polemica e' durata una decina d'anni
ed ha dimostrato l'assoluta infondatezza del metodo VAN.
Dire tra l'altro che entro 1 mese ci sara' un terremoto a Patrasso
di magnitudo 5 e poi verificare che c'e stato un terremoto
di magnitudo 6 ad Atene
ed affermare che questo e' prevedere i terremoti
e' assolutamente ascientifico (e anche
scorretto da un punto di vista "morale")
Sbagliare di centinaia di km,
di 30 volte in energia e del 300 % nel tempo significa semplicemente
contare sulla buona sorte, in una zona dove si ha una sismicita'
elevata, prima o poi un terremoto ci sara', basta attendere!!!
Prevedere
un terremoto significa invece "sapere in anticipo che nella zona x (per
esempio una città) ci sarà un terremoto il giorno y,
all'ora z di intensità A" cosicché la gente possa
scappare all'aperto in tempo a salvarsi. Allo stato attuale
delle conoscenze non e' possibile prevedere un terremoto . Se
invece intendiamo per previsione una previsione probabilistica,
basata sullo studio di una certa area (studio della sismicità
storica, recente, studio sismotettonico e geologico,
ecc.) possiamo arrivare a "prevedere" per quell'area l'intensità
massima
e la frequenza dei
terremoti che possiamo attenderci e quindi definire la pericolosità
sismica dell'area stessa.
In questo senso, le carte delle figure sottostanti, (tratte da
PERICOLOSITA' SISMICA DEL TERRITORIO NAZIONALE
a cura di Dario Slejko, Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste)
rappresentano di fatto una sorta di previsione.
Mappa della pericolosità sismica in Italia
Accelerazione orizzontale di picco (in g) con periodo
di ritorno pari a 475 anni.

Mappa
della pericolosità sismica in Italia Massima Intensità macrosismica
(MCS) con periodo
di ritorno 475 anni.
Infatti, esse affermano in modo esplicito
che in certe zone
ci si deve attendere, prima o poi, un terremoto con effetti anche
distruttivi e perciò cominciare a premunirsi per affrontarlo.
Questi tipi di rappresentazione cartografica si basano su criteri ben
distinti i piu' importanti dei quali
sono:
- La
massima intensità riscontrata negli ultimi 1000 anni;
- La frequenza dei terremoti superiori ad una
certa intensità;
- La frequenza dei terremoti superiori ad una
certa magnitudo o ad un certo valore
di accelerazione.
Inoltre
contiene valutazioni degli aspetti sismotettonici delle diverse aree
regionali.
Andate
qui
per maggiori dettagli.
La combinazione di
valutazioni macrosismiche sui terremoti storici, di studi
sulle caratteristiche della sismicita' recente e di considerazioni
sismo-geologiche costituisce un criterio valido dal punto di vista
scientifico e supera, almeno in parte, le grossolane carenze della
classificazione fino al 1980. Infatti,
la classificazione sismica fino alla proposta di riclassificazione da
parte del Progetto Finalizzato Geodinamica (1980) e
successivamente dal Gruppo di Lavoro GNDT-ING-SSN (1997) era impostata
su criteri grossolanamente
ascientifici: dal 1909 (dopo il terremoto di Messina), data di
entrata in vigore in Italia delle prime norme tecniche antismiche, un
Comune veniva dichiarato sismico solo quando in esso si verificava un
un terremoto distruttivo, senza considerare eventuali altri eventi
distruttivi avvenuti precedentemente e senza valutare il rischio
sismico collegato alla situazione sismotettonica.
Per maggiori dettagli collegatevi con il sito del
GNDT
e per la legislazione (fino al 1984) con
quello del SSN
Con il lavoro
svolto dal Gruppo di Lavoro, e dai ricercatori
collegati ai tre enti, tale logica è stata superata.
Se
è vero quindi che non è possibile prevedere con
esattezza i terremoti, è tuttavia possibile prevedere gli
effetti sul territorio; questo significa che tali effetti possono
essere modificati o addirittura neutralizzati attraverso una serie di
misure di prevenzione. La
misura più semplice è quella di non costruire le case
nelle zone molto pericolose o comunque costruirle secondo le norme
antisimiche; rimane però il problema delle vecchie costruzioni
e nel nostro Paese la maggior parte del patrimonio edilizio è
vecchio o comunque non concepito in maniera antisismica.
Una
politica seria di prevenzione consiste in pratica in una serie di
iniziative politico-amministrative e tecniche come:
-
Studiare e quindi conoscere la sismicità di
tutto il territorio nazionale sia dal punto di vista storico (terremoti
storici) sia dal punto di vista sismo-geologico per poter individuare
le zone in cui si possono verificare i terremoti, con quale forza,
frequenza e pericolosità;
-
Fare un
censimento del patrimonio edilizio e del suo stato di conservazione
soprattutto nelle zone classificate sismiche ed avviare le necessarie
opere di risanamento e di adeguamento antisismico, con gradualità e
dando la priorità agli edifici pubblici (ospedali, scuole, chiese..);
-
Prevenire
i danni, nel senso che dopo aver individuato le zone sismiche
(zonazione, classificazione) occorre far seguire una politica di difesa
dai terremoti basata su diversi livelli articolati nel tempo e nello
spazio dove l'educazione e l'informazione di massa costituiscono
momenti permanenti importanti (soprattutto nella scuola);
-
Adeguare
le norme tecniche ed investire più risorse nella ricerca di materiali
da costruzione più adatti e di tecnologie più avanzate e rispondenti a
livelli di maggior sicurezza;
-
Rendere
la protezione civile più efficace addestrando la popolazione per
l'emergenza.
Non ha senso parlare di previsione dell'evento
sismico indipendentemente da una adeguata politica di prevenzione dei
danni e, d'altra parte è giusto concentrare gli sforzi di
prevenzione là dove sappiamo con certezza che, in un futuro
vicino e lontano, il terremoto tornerà.
Occorre comunque dire che negli ultimi anni gli sforzi
degli enti scientifici che si occupano
di sismologia e di ingegneria sismica (e soprattutto, e non lo affermo
solo per "amore di "bandiera",
grazie alle ricerche compiute a partire
dalla fine degli anni '80 nell'ambito dei
progetti del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, hanno
contribuito a gettare le basi per una nuova coscienza,
anche politica, sull'importanza strategica della ricerca sismologica
nel territorio italiano. (ndr)

La
classificazione dei disastri in "disastri naturali"
o "calamità naturali" (attribuiti ad eventi
imprevedibili ed incontrollabili) e in "disastri di origine
umana" (risultato di errori e comportamenti irrazionali
dell'uomo) non è una distinzione formale. È
un modo semplificato e strumentale per eludere responsabilità,
omissioni, ritardi, carenze e disorganizzazione di chi ha il compito,
e soprattutto la responsabilita' politica,
di garantire adeguati livelli di protezione e sicurezza all'ambiente
naturale e costruito. Ogni
disastro è una combinazione di due fattori principali che sono
la pericolosità (Hazard) e la vulnerabilità. La
pericolosità è determinata dalla sintesi di una serie
di fenomeni interdipendenti che si possono manifestare senza un
possibile intervento umano per ciò che concerne gli hazard
naturali (terremoto, eruzione vulcanica, uragano ). La
vulnerabilità è più complessa (condizioni di
vulnerabilità) ed è determinata da una serie di errori
(consapevoli o meno che spesso sono legati al modello di sviluppo che
una società organizzata si impone), da carenze ed omissioni
dell'uomo rispetto al suo habitat, dalla concentrazione di
popolazioni in aree sempre più ristrette, dalla "capacità"
umana di modificare l'ambiente nel senso di rendere più
fragile il suo equilibrio. Per
esempio, frane, erosioni del suolo ed alluvioni sono indubbiamente
fenomeni naturali che vengono però accelerati ed intensificati
là dove l'uomo è intervenuto in modo più
indiscriminato ed irrazionale (disboscamenti, abbandono, errata
localizzazione di insediamenti, ecc.). L'assenza
poi e/o carenza qualitativa e quantitativa di strumenti e sistemi di
previsione, di prevenzione e di intervento (informazione, allarme,
piani di evacuazione, mezzi di soccorso, ecc.) accrescono
ulteriormente la vulnerabilità dell'ambiente. È
evidente, quindi che i fenomeni come terremoti, alluvioni, frane non
posssono più essere considerati né come castigo divino,
né come eventi eccezionali, ma come fenomeni consueti per un
Paese come il nostro:
- Che si
trova in una situazione geodinamica e geomorfologica particolare;
- Che per tanti anni è stato caratterizzato
non solo per l'assenza di "manutenzione" ordinaria dell'ambiente
naturale e costruito, ma anche per l'uso indiscriminato dell'ambiente
stesso;
- Che negli ultimi anni ha subito una
recrudescenza dei fenomeni eccezionali (ad es. condizioni meteo
particolarmente avverse per quel che concerne
i fenomeni alluvionali, etc.).
L'efficienza
e l'efficacia informativa raggiunta dai mezzi di comunicazione che
hanno portato direttamente nelle case di tutti i drammatici
avvenimenti degli ultimi anni, hanno modificato gli atteggiamenti
della gente. È cresciuto l'interesse della collettività
per i temi legati alla qualità della vita e alla tutela
dell'ambiente naturale, ad un uso più razionale delle sue
risorse, ad una maggiore attenzione ai suoi ritmi. Questi bisogni
devono essere organizzati, stimolati, allargati e soddisfatti. Questo
significa che dobbiamo inserirci con un approccio di informazione, di
didattica e di educazione non calato dall'alto in tutte le situazioni
ed in maniera efficientista, ma seguendo pari pari le trasformazioni
in corso nella società e cercando di consolidare il salto di
qualità nel rapporto tra eventi calamitosi e società,
tra scienza e società. Si tratta evidentemente di una
questione politica che passa attraverso un'ampia operazione culturale
che tenda a definire un rapporto diverso tra uomo ed ambiente
fondato sulla partecipazione e l'attivazione di tutte le strutture
organizzate della società e dei singoli cittadini. In
questa operazione il ruolo della scuola è primario, quello di
un Ente Pubblico come la Regione è stimolare e promuovere
iniziative finalizzate a questi obiettivi. Altrettanto
importante è il ruolo dei mass-media attraverso
un'informazione corretta e non scandalistica, continua e non solo a
seguito di grandi eventi emotivamente "interessanti".

Quando
avviene un terremoto, per molti secondi (a volte anche più di
un minuto) il suolo, e con esso gli edifici, oscilla notevolmente ed
in modo "disordinato". Bisogna
avere ben chiaro che le oscillazioni del terreno di per se stesse non
costituiscono una minaccia: la causa dei disastri è il fatto
che le oscillazioni, ed in particolare le loro componenti
orizzontali, vengono trasmesse dal terreno agli edifici. Dove le
scosse sono molto forti, se gli edifici non sono costruiti in modo
opportuno, le oscillazioni possono provocare il crollo parziale o
totale degli edifici, possono limitarsi a provocare la caduta di
comignoli, rottura o crollo di soffitti e pareti caduta di mattoni,
tegole, calcinacci, cornicioni, vetri, crollo di tetti ecc..
All'interno,
scaffali, mobili in genere ed oggetti appesi ai muri
possono essere spostati o fatti cadere.
A
volte si hanno incendi provocati dalla rottura di tubazioni del
gas o di linee elettriche.
In
occasione di terremoti molto forti, si possono avere danni alle
reti viarie e ferroviarie, acquedotti, oleodotti, metanodotti, ponti,
dighe ecc..
Oltre
ai danni ai manufatti, i terremoti possono essere causa dei
movimenti franosi, di distacchi e cadute di masse rocciose, di
fratture con spostamento delle parti e di fenomeni di liquefazione.
Si
possono produrre inoltre lungo le coste onde marine di altezza
anche molto elevata e che si spostano velocemente, comunemente
chiamate maremoti (si preferisce usare il termine giapponese
tsunami poiché questo fenomeno è ricorrente in
Giappone), che possono costituire una minaccia notevole per coloro
che vivono in prossimità delle coste (in occasione dei
terremoti del 1783 in Calabria e del 1908 a Messina e Reggio, gli
tsunami provocarono migliaia di morti).
Sottolineiamo
infine che i pericoli non cessano una volta
verificatasi la scossa distruttiva. Altri danni possono essere
provocati dalle repliche: pericoli di vario tipo possono essere
causati anche da incontrollate previsioni di nuovi eventi oppure di
esaurimento dell'attività sismica, fatte da persone che in
quelle occasioni si improvvisano esperte.
Pericoli
di tipo diverso da quelli precedentemente descritti sono
rappresentati, ad esempio, dalla possibilità di epidemie, da
demolizioni affrettate, da consulenze o perizie svolte da persone
impreparate, dalle pressioni di vario tipo per vendere per pochi
soldi edifici magari appena lievemente lesionati.
Di
fronte a questa varietà di pericoli, è difficile
dare indicazioni che valgono per ogni area e in ogni situazione. Ci
limitiamo alle più generali.

Vediamo che cosa si può fare prima del terremoto per difendersi. Sulla
base di quello che abbiamo visto, prima di tutto è necessario
sapere se si vive in una zona classificata come sismica o no.
Supponiamo
di si. In questo caso si deve prestare attenzione alla
propria abitazione: se si è in procinto di acquistare una casa
nuova è bene verificare che sia costruita in rispondenza ai
criteri di legge. Anche se non si deve acquistare una nuova casa però
è comunque bene accertare le condizioni delle proprie
abitazioni: è stata progettata e costruita in maniera
antisismica? È opportuno verificarlo e in caso contrario
cercare di renderla antisismica.
Sarà
utile anche informarsi di quello che è previsto dai piani di
protezione civile nazionale e regionale e verificare l'esistenza di
piani di protezione civile a livello locale (in caso negativo
sollecitarli) per sapere quali iniziative prendere per prevenire i
danni, che cosa fare e a chi riferirsi in caso di terremoti. È
opportuno individuare le autorità responsabili e le fonti di
informazioni attendibili. Nel
caso che esista un piano di sgombero per il dopo terremoto è
necessario essere pronti ad eseguire la parte di propria competenza;
in caso di assenza di questo piano è opportuno individuare un
luogo aperto (piazze, giardini, aree di parcheggio, ecc ..) ma
lontano da spiagge in cui ritrovarsi con la famiglia, cercando prima
di stabilire anche quale è il percorso più aperto
e quindi meno pericoloso da raggiungere. È
infine opportuno:

La
scossa sismica di per se non costituisce una minaccia per
l'incolumità delle persone; non è reale il pericolo
dell'aprirsi di voragini che inghiottono persone o cose. Quello
che provoca vittime durante un terremoto è principalmente il
crollo degli edifici, o di parte di essi; inoltre costituisce un
grave pericolo per l'incolumità anche la caduta di quello che
c'è dentro ed alcuni fenomeni collegati quali incendi ed
esplosioni dovute a perdite di gas, situazioni di panico collettivo
con conseguenti ingorghi nelle strade ed impedimento delle squadre di
soccorso a muoversi. Bisogna
dunque avere preventivamente un'idea ben chiara di quali sono le
posizioni all'interno di un edificio o i luoghi all'esterno che si
possono considerare pericolosi. Al
momento del terremoto non si ha poi realmente il tempo per fare
qualcosa di più che non riordinare le idee; una scossa,
anche se sembra che duri un'eternità può al massimo
durare poco più di un minuto e gli intervalli tra le scosse
possono essere di pochi secondi. Seguendo
il primo impulso tutti in genere sono portati a precipitarsi
all'esterno: ciò può anche essere più rischioso,
a meno che non ci si trovi proprio in vicinanza di una porta di
ingresso che immetta direttamente in un ampio luogo aperto. È
opportuno mantenere la calma evitando di allarmare con grida gli
altri, non precipitarsi all'esterno, ma cerare il posto più
sicuro nell'ambiente in cui ci si trova. Per
chi si trova all'interno di un edificio, il rischio principale è
rappresentato dal crollo della struttura stessa e contemporaneamente
anche dalla caduta di mobili e suppellettili pesanti. È meglio
dunque prima di tutto cercare di collocarsi in vicinanza dei punti
più solidi della struttura dell'edificio: questi in
genere sono le pareti portanti (muri maestri), architravi, i vani
delle porte e gli angoli in genere. È
opportuno contemporaneamente cercare di tenersi lontani da tutto ciò
che ci può cadere addosso con grave danno, cioè da
grossi oggetti appesi ed in particolare dai vetri che si possono
rompere e dagli impianti elettrici volanti che possono originare
incendi. Può
essere opportuno inoltre cercare di trovare riparo da ciò che
può cadere, mettendosi ad esempio sotto grandi tavoli o letti. Se
il terremoto ci sorprende quando ci si trova all'esterno, anche in
questo caso il pericolo principale deriva da quello che può
crollare. È necessario in questo caso non cercare riparo sotto
cornicioni, grondaie o balconi e non sostare sotto le linee
elettriche: può offrire un riparo più adeguato soltanto
mettersi sotto l'architrave di un portone.
Trovandosi
poi in automobile è necessario evitare di sostare sotto
ponti o cavalcavia, edifici o comunque in zone dove possono
verificarsi smottamenti del terreno o frane.

Al
termine di una scossa forte, si possono essere verificati morti,
feriti e molti danni: nei momenti immediatamente successivi è
necessario attenersi ad alcune semplici norme per essere il più
possibile di aiuto alla comunità e per non intralciare i
soccorsi e gli aiuti. Chi
si trova all'interno di un edificio prima di uscire deve:
- Spegnere
i fuochi eventualmente accesi e non accendere fiammiferi o candele
anche se è al buio;
- Chiudere gli interruttori centrali del gas
e della luce;
- Controllare dall'odore, assolutamente senza
accendere fiammiferi o candele, se ci sono perdite di gas ed in tale
caso aprire porte e finestre e segnalarlo.
Si
deve poi lasciare l'edificio per recarsi in un luogo aperto uscendo
con cautela e prestando molta attenzione sia a quello che può
ancora cadere, sia ad oggetti taglienti che si possono trovare per
terra. Se
ci si trova in un edificio a più piani non si deve usare
l'ascensore perché potrebbe bloccarsi improvvisamente o
addirittura precipitare. Una
volta usciti all'esterno è necessario comunque ancora
mantenere la calma e prestare i primi soccorsi agli eventuali feriti,
coprendoli con coperte. E'
meglio anche restare lontani dalle spiagge almeno per le prime ore
per evitare il pericolo degli tsunami. Se
siete in una zona che non ha riportato danni considerevoli, evitate
di usare il telefono se non per segnalare casi gravi ed urgenti. Non
tempestare di telefonate i centralini dei Vigili del Fuoco, delle
sedi amministrative, delle fonti di informazione (giornali, radio,
ecc.) o degli Osservatori Sismici. Se
nella vostra località il terremoto è stato forte, gli
Osservatori non sono in grado di darvi nessuna informazione utile in
più di quello che possedete già, e tanto meno di
predirvi cosa succederà nelle ore successive. Dal
punto di vista dei danni che si producono immediatamente,
generalmente ci si può attendere che il peggio sia passato.
Inizia tuttavia una fase in cui l'entità del disastro può
essere ancora ridotta, affrettando i soccorsi ai feriti e cercando di
creare condizioni migliori per la sopravvivenza. E'
importante contribuire a posare tende, roulottes in luoghi non
minacciati o dove non si possono verificare allagamenti. È
importante inoltre che, laddove non esistono, si organizzino punti di
raccolta e coordinamento, in modo da favorire una distribuzione equa
e razionale dei generi di soccorso. Molta
parte del
buon esito delle operazioni di questa fase dipende dalla capacità
di organizzazione spontanea delle popolazioni colpite senza limitarsi
a puntare totalmente e passivamente sui soccorsi in arrivo. Un
atteggiamento attivo favorisce l'efficacia dei soccorsi stessi.
Il testo qui riportato rappresentata una
revisione, un aggiornamento ed una integrazione
del Capitolo : Difendersi dal terremoto in "IL TERREMOTO: CALAMITA' O
FENOMENO
NATURALE" a cura di I. Papadopoulos, Servizio geologico Reg. Piemonte,
1988